Mentre il significato del successo è un concetto ampio che varia da persona a persona e può andare dal raggiungimento di un obiettivo all’ottenimento di un risultato; nella nostra società il successo è molto spesso oggettivato con un'idea ben precisa: il raggiungimento della popolarità o del profitto.
Essere una persona di successo, dovrebbe voler dire fare bene ciò che facciamo, sia che sia un’arte, un mestiere o adempiere ad un compito. Potremmo parlare di madri che hanno successo nell’accudimento dei propri figli, di artisti amatoriale la cui arte è apprezzata da amici e conoscenti, oppure potremmo definire di successo gli insegnanti che sono ascoltati dai propri alunni. In effetti, il primo passo per raggiunge il successo, è determinare cosa significhi per noi, perché non potremo mai riuscire a colpire un target che non siamo in grado di vedere.
Nella mia professione di ipnoterapista, quando lavoro con una persona al raggiungimento di un obiettivo, sono solito iniziare la seduta di ipnosi con la domanda : Cosa è per Lei il successo? Attraverso un processo di scoperta ed individuazione, usando l’ipnosi come strumento di accesso al subconscio, è possibile aiutare le persone a capire, ad un livello profondo, quali sono le loro associazioni con il successo e cosa lo rappresenti per loro.
Anni fa stavo leggendo un articolo di un giornalista che aveva intervistato 100 milionari diventati ricchi a seguito del loro successo, gli intervistati avevano esperienze diverse e percorsi diversi. Tuttavia, avevano una cosa in comune, alla domanda “Lei come ha ottenuto il successo?" Tutti avevano risposto dicendo: "ho sempre creduto che avrei avuto successo”.
Saprete che è il nostro subconscio a dirigere lo show: la forza di volontà, la logica, la capacità di analizzare, pianificare e fare strategie, giocano un ruolo importante nella partita, ma non definitivo. Indipendentemente da quanto siamo intelligenti o fortunati (nel caso in cui crediate al fattore aleatorio), se crediamo che non meritiamo ciò che abbiamo raggiunto, faremo cose incredibili per sbarazzarsi di tutto ciò che abbiamo ottenuto. Questo, a mio parere, spiega perché molti vincitori della lotteria hanno finito per perdere tutto ciò che avevano vinto - si sono trovati con un benessere che gli ha fatto provare stati d’animo con cui il loro subconscio non aveva familiarità, come l’abbondanza, e conseguentemente, hanno fatto in modo di reintegrare quello stato a cui erano consoni, la scarsezza.
Nella mia carriera professionale ho aiutato molti clienti a superare la paura del successo e/o la paura di fallire. Queste due paure non sono la stessa cosa, anche se spesso chi ha una ha anche l’altra di paure, i soggetti affetti dalla paura del successo hanno comportamenti che differiscono da coloro i quali soffrano della paura di fallire. Resta chiaro per me, che quando vogliamo coinvolgere il nostro subconscio nella raggiungimento di un traguardo è indispensabile dare a quell’obiettivo un coinvolgimento emotivo. Un obiettivo che rimane concettuale, ci coinvolge soltanto a livello della mente razionale che è il 10-12% della mente. Facendo un esempio, se il mio obiettivo è diventare un attore famoso, posso cominciare col domandarmi: cosa succede nel momento in cui divento un attore famoso? Poiché il subconscio è atemporale, - possiamo immaginare che quel momento sia adesso. Oggi, che sono un attore di successo, cosa vedo accadere nella mia vita? - vedo la mia casetta postale sommersa di inviti ad eventi e festival del cinema; cosa ascolto? - sento il mio telefono squillare con molta frequenza; e cosa dico sento dire? - sento amici e conoscenti farmi i complimenti; ed io cosa dico a me stesso? - mi dico: ben meritato Leonardo! Essere un attore famoso ha un odore particolare? - l’odore della carta dei giornali che sfoglio, su cui sono ritratto - Ed essere un attore famoso ha un sapore? - Ha il sapore dello champagne che degusto brindando ai successi dei miei films; magari ha un tatto, una consistenza, una temperatura particolare?
Questa serie di domande sono mirate a coinvolgere il subconscio al raggiungimento dell’obiettivo, attraverso l’impiego dei sensi. Il subconscio non distingue la realtà dalla fantasia, per questo crede desiderabile un obiettivo immaginato, al contrario, non è convolto da un obiettivo che non è associabile ad uno stato emozionale noto. Non posso invitare il subconscio ad impiegare le sue illimitate risorse e desiderare un obiettivo che mi faccia provare sentimenti a lui non familiari. Il concetto di familiarità è uno dei cardini dell’operatività della mente subconscia. Non è attratto da positivo, piuttosto che negativo, né da giusto piuttosto che sbagliato, questi sono valutazioni della nostra coscienza, filtri morali, che non trovano applicazione nel subconscio. Invece è attratto da ciò che è familiare all’opposto di ciò che è ignoto, nel senso di non espedito. Se non ho memoria di una esperienza in cui mi sono sentito di successo, qualsiasi sia il settore e la qualità di quel successo, non potrò raggiungerlo, perché a livello subconscio non esiste come associazione. Potrei invece finire per fallire perché ho fallito in passato ed ho ben presente come ci si senta a fallire.
Posso immaginare qualche lettore esclamare - se so che si sta male a fallire, non dovrei voler riprovare quella sensazione! Carl Gustav Jung diceva “ qualsiasi azione ripetuta un numero sufficiente di volte cessa di essere spiacevole e diventa familiare, in questo senso piacere. Non vorrei addentrarmi qui nella distinzione che esiste tra piacere e piacevole. Come ho spiegato prima, il subconscio non discerne come fa la coscienza, il male dal bene; se anche ad un livello di coscienza, razionalmente considero non desiderabile un rapporto affettivo che sia tossico, ne sarò attratto se quello è il modello che io conosciuto. Se i rapporti con le mie principali figure affettive sono stati rapporti disfunzionali, ho acquisito familiarità con quel tipo di amore malsano, e quindi subconsciamente per me, esiste quel tipo di amore e quel tipo di amore mi attrae. Se voglio fare scelte diverse e amare le mie nuove scelte, occorre che queste scelte partano dal subconscio, non basta stare nello stato di “volere”, debbo “essere ed avere”.
Il cambiamento dei nostri comportamenti inizia con il cambiamento delle prospettive, che avviene automaticamente quando cambiamo le nostre percezioni rispetto al problema od obiettivo.
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